L’invecchiamento biologico, distino dall’età cronologica, è un processo misurabile ed eterogeneo. Un recente studio pubblicato suNature Agingintroduce DunedinPACENI, un nuovo biomarcatore neuroradiologico. Questo strumento consente di stimare la velocità individuale dell’invecchiamento sistemico, utilizzando dati strutturali ricavati da risonanza magnetica cerebrale.
È stato sviluppato a partire da immagini MRI e dati longitudinali raccolti nell’ambito del Dunedin Study.DunedinPACENI rappresenta una potenziale risorsa per la medicina predittiva, poiché fornisce un indice quantitativo e riproducibile dell’invecchiamento sia cerebrale che somatico.
Che cos’è una MRI cerebrale?
La risonanza magnetica (MRI) cerebrale è un esame sicuro e non invasivo, che consente di visualizzare in modo dettagliato la struttura del cervello, senza ricorrere a radiazioni ionizzanti.Grazie ai continui progressi tecnologici, l’MRI rappresenta oggi uno strumento fondamentale per lo studio del cervello in ambito clinico e di ricerca. In particolare, le immagini ottenute possono essere utilizzate per identificare biomarcatori utili a monitorare processi fisiologici complessi, come l’invecchiamento biologico.
Come funziona e a cosa serve
Durante l’esecuzione dell’esame, il paziente viene posizionato all’interno di un macchinario a forma di tubo.All’interno, forti campi magnetici e onde radio interagiscono con le molecole d’acqua presenti nei tessuti corporei, nel caso specifico dello studio quelli cerebrali.Questi segnali vengono poi trasformati dal computer in immagini tridimensionali del cervello.
L’MRI consente di identificare con precisioneanomalie strutturalicome:
- lesioni cerebrali,
- atrofia (riduzione di volume),
- tumori,
- segni precoci di malattie neurodegenerative.

L’MRI è un aiuto nella ricerca sull’invecchiamento
Oggi, le immagini ottenute con MRI non servono solo alla diagnosi, ma sono anche fondamentali nella ricerca sull’invecchiamento del cervello.Analizzando la forma, lo spessore e il volume delle varie aree cerebrali, gli scienziati possono sviluppare strumenti predittivi in grado di stimare quanto velocemente stia invecchiando a livello biologico.
Un biomarcatore cerebrale che misura l’età del corpo
La misurazione DunedinPACENI nasce da uno studio di lungo termine condotto in Nuova Zelanda, dove da oltre 50 anni viene monitorato un gruppo di individui sotto il profilo fisico, cognitivo e psicologico. Analizzando le immagini cerebrali di questi partecipanti, i ricercatori hanno sviluppato un algoritmo di intelligenza artificiale in grado di “leggere” nella struttura del cervello, come lo spessore della corteccia e il volume di alcune aree chiave, indizi sullo stato generale di invecchiamento del corpo.Il risultato è una stima oggettiva e continua della “velocità biologica” con cui l’organo sta invecchiando, distinta dalla semplice età cronologica.

Cos’è l’invecchiamento biologico?
L’invecchiamento biologico rappresenta il deterioramento graduale del corpo nel tempo. A differenza dell’età cronologica, misura quanto velocemente le cellule, i tessuti e gli organi stiano “invecchiando” realmente, ed è influenzato da fattori genetici, ambientali e comportamentali.
Cos’è un biomarcatore?
Un biomarcatore è un indicatore misurabile che fornisce informazioni sullo stato di malattia o salute di un organismo.Può essere un parametro biologico (es. pressione, glicemia), un test di laboratorio o, come in questo caso, un modello ottenuto da immagini cerebrali.
Cosa ci dice questo strumento?
Chi presenta un valore elevato di DunedinPACENI tende a mostrare:
- Maggiore declino cognitivonel tempo;
- Riduzioni precoci del volume cerebrale, in particolare dell’ippocampo;
- Aumentodella fragilità fisica e del rischio di svilupparedemenza;
- Probabilità più alta dimorte prematura.
Il biomarcatore è stato validato su campioni indipendenti, come quelli della UK Biobank e di studi sul morbo di Alzheimer, confermando la sua efficacia nel prevedere problemi di salute e declino mentale prima ancora che i sintomi si manifestino.
Verso una medicina dell’invecchiamento personalizzata
Uno dei vantaggi principali di DunedinPACENI è la semplicità d’uso:a differenza di altri metodi che richiedono anni di follow-up, qui basta una sola MRI cerebrale. Questo lo rende particolarmente interessante per la ricerca clinica e la medicina preventiva. In futuro, potrebbe essere usato per:
- Monitorarese un farmaco o un cambiamento nello stile di vita rallenta l’invecchiamento
- Identificarele persone più a rischio di declino cognitivo precoce
- Svilupparetrattamenti personalizzati sulla base della velocità di invecchiamento

Quali sono i limiti?
Il metodo, pur promettente, è ancora sperimentale.Al momento non esistono soglie cliniche universalmente accettate per interpretare i risultati. Inoltre, la maggior parte dei dati proviene da popolazioni di origine europea e in buona salute, il che ne limita l’applicabilità universale. È anche importante ricordare che si tratta di un indicatore basato sulla struttura del cervello: non misura direttamente le funzioni cognitive o altri aspetti fisiologici.
Conclusioni e prospettive future
Il biomarcatore DunedinPACENI apre nuove strade nella comprensione dell’invecchiamento umano. Per la prima volta, un semplice esame MRI del cervello potrebbe fornire una misura oggettiva di quanto velocemente stiamo invecchiando.Questo potrebbe essere applicato non solo nel cervello, ma in tutto l’organismo.I risultati ottenuti potrebbe diventare un punto di svolta nella medicina della longevità, aiutandoci a intervenire prima che il tempo lasci tracce irreversibili sull’organismo umano.








