Morbo di Parkinson: nuova terapia con un’iniezione settimanale

Morbo di Parkinson: nuova terapia con un'iniezione settimanale - Credits: Freepik

Un nuovo sistema a base di gel iniettabile potrebbe migliorare in modo significativo il trattamento del Morbo di Parkinson. Il dispositivo consiste in un impianto biodegradabile che rilascia in modo controllato levodopa e carbidopa per 7 giorni consecutivi. Questo meccanismo consente di mantenere concentrazioni stabili, riducendo le fluttuazioni motorie. Il numero di somministrazioni giornaliere si riduce, semplificando la gestione della terapia e migliorando l’aderenza al trattamento.

Le limitazioni e le problematiche delle attuali terapie

Attualmente la terapia di riferimento è una combinazione di levodopa e carbidopa; questa viene utilizzata per la gestione dei sintomi motori del Morbo di Parkinson. Tuttavia, ha una breve emivita: il suo effetto dura poche ore e i pazienti devono assumere la terapia più volte al giorno (fino a 5 dosi). Questo porta spesso a fluttuazioni nei livelli plasmatici del farmaco, con effetti collaterali come i fenomeni “on-off” e un calo della qualità di vita. Inoltre, per molti pazienti, specialmente anziani, la gestione quotidiana delle terapie può essere difficile e discontinua.

Infografica del Morbo di Parkinson - Credits: Freepik
Infografica del Morbo di Parkinson – Credits: Freepik

Che funzioni hanno levodopa e carbidopa?

La levodopa è il farmaco principale utilizzato nel trattamento del Morbo di Parkinson: agisce come precursore della dopamina, la sostanza chimica che si riduce nel cervello a causa della malattia. Dopo l’assunzione, la levodopa attraversa la barriera ematoencefalica e si trasformata in dopamina dove è necessario, migliorando così i sintomi motori.

La carbidopa, invece, accompagna la levodopa per un motivo preciso: impedisce che venga convertita in dopamina troppo presto, cioè nel sangue, prima di raggiungere il cervello. In questo modo, aumenta l’efficacia del trattamento e riduce gli effetti collaterali periferici come nausea o ipotensione.

Proposta nuova alternativa: una sola iniezione settimanale

Un team di ricercatori dell’University of South Australia ha sviluppato un sistema di impianto a rilascio controllato che può essere somministrato tramite una semplice iniezione settimanale. Nello specifico, si tratta di un gel polimerico liquido; questo una volta iniettato nel muscolo o sotto la cute, si solidifica formando un piccolo impianto che rilascia con costanza i principi attivi per 7 giorni consecutivi. Per la sua formulazione i ricercatori hanno utilizzato polimeri approvati dalla FDA:

  • PLGA: un copolimero biodegradabile di acido lattico e glicolico,
  • Eudragit L-100: un polimero anionico che favorisce un rilascio mirato e stabile, assicurando la completa degradazione del sistema all’interno dell’organismo.
Sviluppo di un sistema di impianto in situ per levodopa e carbidopa per il trattamento del morbo di Parkinson - Credits: Drug Delivery and Translational Research
Sviluppo di un sistema di impianto in situ per levodopa e carbidopa per il trattamento del Morbo di Parkinson – Credits: Drug Delivery and Translational Research

Come funziona il rilascio?

Il gel sfrutta la solubilità differenziale dei polimeri: una volta iniettato, il solvente si diffonde rapidamente, lasciando che i polimeri formino una rete solida da cui i farmaci vengono rilasciati lentamente e in modo costante. I test preclinici in vitro e su tessuti espiantati hanno mostrato:

  • rilascio >90% di levodopa in 7 giorni,
  • rilascio >80% di carbidopa nello stesso periodo,
  • completa degradazione dell’impianto oltre l’80% entro la settimana,
  • ottima compatibilità cellulare.

Potenziali benefici della nuova terapia per il Morbo di Parkinson

Questo nuovo sistema di somministrazione presenta numerosi vantaggi rispetto alla terapia tradizionale:

  • Riduzione del carico farmacologico quotidiano: una singola iniezione settimanale può sostituire molteplici compresse giornaliere, semplificando notevolmente la routine terapeutica.
  • Maggiore aderenza al trattamento: l’autonomia del paziente aumenta, in particolare nei casi con difficoltà motorie o declino cognitivo, dove la gestione autonoma dei farmaci può risultare complessa.
  • Rilascio stabile e continuo del farmaco: il sistema garantisce concentrazioni plasmatiche più uniformi, riducendo le fluttuazioni tra picchi e cali d’efficacia che spesso compromettono il controllo dei sintomi.
  • Miglioramento della qualità della vita: una gestione terapeutica più prevedibile e meno invasiva ha effetti positivi non solo sui pazienti, ma anche su familiari e caregiver, alleggerendo il carico assistenziale quotidiano.
Test di siringabilità mediante analizzatore di consistenza - Credits: Drug Delivery and Translational Research
Test di siringabilità mediante analizzatore di consistenza – Credits: Drug Delivery and Translational Research

Conclusioni e prospettive future

Al momento, la formulazione è stata testata solo in laboratorio e su tessuti espiantati, ma non ancora su animali o esseri umani. Saranno necessari studi in vivo per valutarne la sicurezza, l’efficacia terapeutica, l’eventuale infiammazione locale e la stabilità farmacocinetica nel tempo. Inoltre, dovrà essere affrontata la questione della personalizzazione delle dosi, poiché la risposta alla levodopa varia da paziente a paziente, specialmente nelle fasi avanzate della malattia. Oltre al Morbo di Parkinson, questa tecnologia potrebbe aprire la strada ad applicazioni simili per altre malattie croniche che richiedono trattamenti continui, come il diabete, la schizofrenia o l’Alzheimer. Il principio del rilascio prolungato, infatti, potrebbe essere adattato a molti altri farmaci, migliorando la qualità della vita.

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