Emicrania: farmaco per la perdita di peso può alleviarne i sintomi

Emicrania: farmaco per la perdita di peso può alleviarne i sintomi - Credits: Freepik

Un farmaco comunemente utilizzato per la perdita di peso si è rivelato sorprendentemente efficace nel ridurre la frequenza dell’emicrania cronica. Un recente studio condotto dall’Università Federico II di Napoli ha scoperto che il Liraglutide, un agonista del recettore GLP‑1 (lo stesso principio attivo di farmaci noti come Ozempic o Saxenda), ha quasi dimezzato il numero medio di giorni con mal di testa al mese nei pazienti con emicrania ad alta frequenza o cronica e obesità.

Cos’è l’emicrania?

L’emicrania è un disturbo neurologico diffuso che colpisce il 14,7% della popolazione mondiale. Questa patologia è caratterizzata da attacchi ricorrenti di mal di testa, spesso intensi e pulsanti, localizzati su un lato della testa. Spesso è accompagnata da disturbi come: nausea, vomito, sensibilità ai suoni e alla luce. Gli episodi possono durare da poche ore a diversi giorni e compromettere le attività quotidiane. Si tratta di una condizione cronica che colpisce milioni di persone, con incidenza maggiore le donne, e può peggiorare nel tempo se non trattata.

Trattamenti attuali per l’emicrania cronica

L’emicrania cronica è una condizione complessa da gestire, e spesso i pazienti provano più trattamenti prima di trovare quello giusto. Le opzioni preventive includono farmaci antiepilettici, antidepressivi e beta-bloccanti. Negli ultimi anni sono arrivati anche gli anticorpi monoclonali contro il CGRP, specificamente pensati per l’emicrania. Tuttavia, non tutti rispondono bene a questi trattamenti, e alcuni non li tollerano. In questo contesto, l’efficacia di Liraglutide osservata nello studio italiano rappresenta una possibile nuova via, soprattutto per chi ha anche obesità e non trae beneficio dalle terapie standard.

Ragazza con un attacco di emicrania in corso - Credits: Freepik
Immagine che raffigura una ragazza con il mal di testa – Credits: Freepik

Una nuova arma contro l’emicrania?

Si è ampiamente ipotizzato che l’aumento della pressione intracranica (PIC) possa essere coinvolto nei meccanismi dell’emicrania. Infatti, l’emicrania cronica condivide con l’ipertensione intracranica idiopatica senza papilledema (IIWHOP) molte caratteristiche sovrapposte, e spesso sono clinicamente indistinguibili. Entrambe le condizioni condividono fattori di rischio comuni come obesità, sesso femminile, e disturbi del sonno. Inoltre, ambedue mostrano livelli ematici aumentati di peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP) e presentano un’elevata prevalenza di stenosi del seno venoso, un noto marcatore radiologico di aumento della PIC.

Nuovo studio sull’emicrania

I ricercatori dell’Università Federico II di Napoli hanno selezionato 31 pazienti, principalmente donne, affetti da emicrania cronica o ad alta frequenza e con un indice di massa corporea (BMI) superiore a 30. Tutti i partecipanti, in precedenza, avevano già sperimentato almeno due trattamenti preventivi senza successo. A tutti è stato prescritto il Liraglutide (a una dose giornaliera iniziale di 0,6 mg nella prima settimana e successive dosi giornaliere di 1,2 mg), questo è stato somministrato per via sottocutanea secondo le raccomandazioni del produttore. Ai pazienti è stato chiesto di mantenere invariata la terapia farmacologica precedente. Dopo tre mesi di trattamento, i risultati sono stati sorprendenti: i giorni con mal di testa mensili sono scesi da 19,8 a 10,7, un calo medio di oltre nove giorni. L’effetto è stato definito “notevole” dagli stessi autori.

Grafico con la media dei giorni di emicrania al mese - Credits: Headache: The Journal of Head and Face Pain
Grafico con la media dei giorni di emicrania al mese pre e post-trattamento – Credits: Headache: The Journal of Head and Face Pain

Non è (solo) questione di peso

Una delle sorprese dello studio è che questa riduzione non sembra legata alla perdita di peso. I partecipanti hanno diminuito di poco il loro BMI, infatti la media è passata da 34,0 a 33,9, una differenza non statisticamente significativa. Il miglioramento dell’emicrania è quindi probabilmente legato ad altri meccanismi. Gli autori ipotizzano che Liraglutide agisca riducendo la pressione intracranica che potrebbe essere elevata in alcuni pazienti con emicrania e obesità, anche in assenza di segni evidenti. Questo lo renderebbe efficace su un sottotipo specifico di pazienti, simile a quelli con una condizione chiamata “ipertensione intracranica idiopatica senza papilledema”.

Grafico con l'indice di massa corporea medio pre e post-trattamento - Credits: Headache: The Journal of Head and Face Pain
Grafico con l’indice di massa corporea medio pre e post-trattamento – Credits: Headache: The Journal of Head and Face Pain

Come funziona Liraglutide?

Liraglutide è un agonista del recettore GLP-1, una molecola usata inizialmente per il diabete e poi approvata anche per la gestione del peso. Agisce rallentando lo svuotamento gastrico, riducendo l’appetito e influenzando la produzione di insulina. Ma durante studi preclinici si è dimostrato che presenta anche effetti sul sistema nervoso centrale, tra cui la capacità di abbassare la produzione del CGRP, un peptide chiave nell’emicrania, e di ridurre la pressione intracranica. Questo potrebbe spiegare la sua efficacia nonostante l’assenza di dimagrimento nei pazienti trattati.

Effetti collaterali, sicurezza e limitazioni della ricerca

Il farmaco è stato generalmente ben tollerato. Alcuni partecipanti hanno riferito nausea e stipsi, effetti noti e solitamente transitori. Nessuno ha interrotto il trattamento per eventi avversi seri. Lo studio ha alcuni limiti importanti: la coorte è di piccole dimensioni, non randomizzata e senza gruppo di controllo. Tuttavia, i risultati sono abbastanza promettenti da giustificare trial clinici più ampi e controllati, magari su pazienti non obesi o con misurazioni dirette della pressione intracranica.

Conclusioni e prospettive future

Se i risultati venissero confermati, Liraglutide potrebbe rappresentare una nuova strategia terapeutica per un sottogruppo di pazienti con emicrania cronica e obesità, soprattutto quelli resistenti ai trattamenti standard. Più in generale, la scoperta rafforza l’idea che l’emicrania non è una malattia “solo della testa”, ma coinvolge l’intero organismo, metabolismo incluso.

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