Schizofrenia: cosa succede in chi vive allucinazioni uditive

Schizofrenia: cosa succede in chi vive allucinazioni uditive - Credits: Freepik

Le allucinazioni uditive sono esperienze in cui una persona sente suoni o voci che non provengono dall’esterno. Sono comuni nella schizofrenia e possono rendere difficile distinguere tra ciò che è reale e ciò che è frutto della mente. Ma perché alcune persone le percepiscono mentre altre no? La risposta potrebbe essere legata a un meccanismo chiamato “inner speech-induced suppression” (inner SIS).

Lo studio: chi e come è stato osservato

Per capire meglio questo fenomeno, i ricercatori hanno studiato tre gruppi: persone sane, pazienti con schizofrenia che stavano vivendo allucinazioni uditive attive, e pazienti con schizofrenia senza allucinazioni in corso. Ai partecipanti è stato chiesto di pensare a una sillaba mentre ascoltavano suoni; alcuni corrispondevano a ciò che stavano pensando, altri no, e alcuni erano suoni passivi senza legame con il pensiero. I ricercatori hanno registrato l’attività cerebrale usando i potenziali evocati uditivi, concentrandosi su tre componenti principali: N1, P2 e P3, che indicano diversi livelli di elaborazione dei suoni.

Schema del protocollo sperimentale sulla schizofrenia - Credits: Schizophrenia Bulletin
Schema del protocollo sperimentale sulla schizofrenia – Credits: Schizophrenia Bulletin

Inner SIS: il controllo del cervello sui suoni interni

L’inner SIS è un fenomeno che permette al cervello di “ignorare” i suoni generati internamente, come il nostro discorso mentale. Ad esempio, quando pensiamo a parole nella nostra testa, la corteccia uditiva riduce la sua risposta: in altre parole, il cervello sa che quel suono è nostro e non proviene dall’esterno. Questo meccanismo aiuta a distinguere tra stimoli reali e pensieri interni.

N1: il primo segnale della differenza tra interno ed esterno

Nei soggetti sani, il componente N1 era ridotto quando il suono ascoltato corrispondeva al discorso mentale, confermando il normale funzionamento dell’inner SIS. Nei pazienti con allucinazioni attive, invece, il N1 aumentava: il cervello reagiva più intensamente ai suoni previsti, come se non riuscisse a distinguere tra ciò che è interno e ciò che è esterno. Invece, nei pazienti senza allucinazioni, il pattern era intermedio: alcune risposte erano simili a quelle dei sani, altre no.

P2 e P3: attenzione e percezione

I componenti P2 e P3 riflettono processi cognitivi più complessi, come l’attenzione e la rilevazione di stimoli inattesi. Nei soggetti sani, il P2 aumentava quando il suono corrispondeva al pensiero, e il P3 mostrava un’ampiezza maggiore, segno che il cervello “controlla” efficacemente i segnali interni. Nei pazienti con allucinazioni attive, questi segnali non differivano tra condizioni, indicando un deficit nella regolazione cognitiva dei suoni auto-generati. Anche nei pazienti senza allucinazioni attive si osservava qualche alterazione, ma meno marcata.

Correlazioni: più gravi le allucinazioni, più alterato l’inner SIS

I ricercatori hanno trovato che maggiore era la gravità delle allucinazioni, minore era la soppressione di N1. Questo suggerisce che le alterazioni dei meccanismi di inner SIS sono direttamente legate all’esperienza delle allucinazioni. In altre parole, il cervello di chi percepisce voci interne non riesce a filtrare correttamente i suoni generati dalla propria mente.

Analisi dei potenziali evocati dall'udito per le 3 condizioni (persone sane, pazienti con schizofrenia che stavano vivendo allucinazioni uditive attive, e pazienti con schizofrenia senza allucinazioni in corso)- Credits: Schizophrenia Bulletin
Analisi dei potenziali evocati dall’udito per le 3 condizioni (persone sane, pazienti con schizofrenia che stavano vivendo allucinazioni uditive attive, e pazienti con schizofrenia senza allucinazioni in corso)- Credits: Schizophrenia Bulletin

Implicazioni: un possibile biomarcatore e nuove strade per la cura

Questi risultati mostrano che l’inner SIS alterato può rappresentare un biomarcatore utile per comprendere e monitorare le allucinazioni uditive nella schizofrenia. Capire meglio questo meccanismo potrebbe aiutare a sviluppare trattamenti mirati, ad esempio tecniche per migliorare la discriminazione tra suoni interni ed esterni, riducendo così la percezione di voci indesiderate.

Conclusioni e prospettive future

Le allucinazioni uditive nella schizofrenia non sono semplici fantasie, ma riflettono reali alterazioni neurofisiologiche. Il cervello fatica a distinguere tra i propri pensieri e i suoni esterni, trasformando il discorso interno in voci percepite come reali. Questo studio evidenzia come specifici segnali cerebrali, come N1, P2 e P3, possano fungere da indicatori di queste difficoltà. Comprendere questi meccanismi apre nuove prospettive: in futuro, interventi mirati potrebbero aiutare a modulare l’attività cerebrale, migliorare la percezione del proprio pensiero e ridurre la gravità delle allucinazioni, offrendo strumenti concreti per sostenere la vita quotidiana delle persone con schizofrenia e, potenzialmente, anticipare l’insorgenza dei sintomi in chi è a rischio.

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