Quando si esegue un prelievo di sangue, dietro molti dei risultati riportati nel referto c’è un sistema automatizzato che permette di analizzare i campioni biologici con rapidità e precisione. L’analizzatore automatico di chimica clinica è uno strumento fondamentale nei laboratori diagnostici, ospedalieri e privati, perché consente di misurare numerose sostanze presenti nel sangue e in altri liquidi biologici. Questi dispositivi permettono di ottenere informazioni utili sulla funzionalità di organi come fegato e reni, sul metabolismo degli zuccheri e dei lipidi e sull’equilibrio degli elettroliti. Tra gli esami più comuni rientrano la glicemia, la creatinina, l’urea, il colesterolo, i trigliceridi e gli enzimi epatici.
L’automazione ha trasformato il lavoro di laboratorio: attività che richiedevano numerosi passaggi manuali possono oggi essere eseguite in modo standardizzato, riducendo i tempi di lavorazione e alcune possibili fonti di errore.
Come funziona il dispositivo?
Il funzionamento si basa su una sequenza coordinata di operazioni. Dopo aver identificato il campione, generalmente costituito da siero o plasma, lo strumento preleva automaticamente una quantità definita di materiale biologico e la combina con i reagenti specifici per l’esame richiesto. La reazione viene quindi analizzata attraverso una o più tecniche di misurazione.
La fotometria, per esempio, valuta quanto un campione assorbe la luce a determinate lunghezze d’onda: questa variazione può essere correlata alla concentrazione della sostanza da misurare. Altri metodi, come la turbidimetria, analizzano le variazioni nella trasmissione della luce dovute alla presenza di particelle in sospensione. Per misurare alcuni elettroliti, come sodio, potassio e cloruro, possono essere utilizzati elettrodi iono-selettivi (ISE), che rilevano una differenza di potenziale legata all’attività degli ioni nella soluzione.
Una volta completata l’analisi, il software elabora i segnali, calcola i risultati e li rende disponibili all’operatore, spesso attraverso un collegamento con il sistema informativo di laboratorio (LIS).
Nei modelli più evoluti sono presenti anche funzioni di controllo del livello dei liquidi, rilevamento dei coaguli, diluizione automatica e ripetizione delle analisi quando necessario. Queste caratteristiche contribuiscono alla gestione dei campioni e alla tracciabilità del processo, senza eliminare la necessità di verifiche e controlli di qualità.
Quali sono i vantaggi dell’automazione?
Uno dei principali benefici è la produttività. Un analizzatore può elaborare molti campioni consecutivamente, rendendo più agevole la gestione dei carichi di lavoro e degli esami urgenti.
L’automazione favorisce inoltre la standardizzazione delle procedure, limita le manipolazioni manuali e può ridurre il consumo di reagenti grazie a volumi di reazione contenuti. La qualità del risultato, tuttavia, non dipende esclusivamente dalla macchina: preparazione e conservazione dei campioni, calibrazione, controlli interni, manutenzione e competenza degli operatori rimangono elementi essenziali. È importante ricordare che l’analizzatore non formula autonomamente una diagnosi clinica. Produce misurazioni che devono essere validate e interpretate nel contesto del paziente e degli altri dati disponibili.
Tre analizzatori a confronto
Sul mercato sono disponibili sistemi progettati per esigenze molto diverse, dai piccoli laboratori alle strutture ad alto volume. I valori riportati di seguito sono specifiche dichiarate dai produttori e non costituiscono un confronto diretto delle prestazioni su campioni reali: la produttività effettiva dipende anche dal menu analitico, dalla distribuzione degli esami e dalle operazioni di manutenzione.
Mindray BS-240

È un analizzatore da banco pensato per laboratori con volumi contenuti e come strumento di supporto in strutture più grandi. Offre una produttività dichiarata fino a 200 test all’ora, 40 posizioni per i campioni, espandibili a 80, e 80 posizioni per i reagenti. Il volume minimo di reazione dichiarato è di 100 µL. Le dimensioni compatte lo rendono interessante quando lo spazio disponibile è limitato.
Roche cobas® c 311

È un sistema autonomo che integra la chimica clinica con la misurazione degli elettroliti mediante ISE e l’analisi dell’emoglobina glicata (HbA1c) su sangue intero. La produttività dichiarata arriva a 300 test fotometrici all’ora; per le sole misurazioni ISE, il valore indicato è di 450 test all’ora. Sono disponibili funzioni di diluizione e ripetizione automatica, oltre a controlli sull’integrità del campione.
Siemens Healthineers Atellica CH 930

È destinato a contesti che richiedono volumi elevati. La produttività dichiarata raggiunge 1.200 test fotometrici all’ora, a cui si aggiungono fino a 600 test all’ora mediante tecnologia multisensore integrata (IMT) per gli elettroliti. Il sistema può essere integrato in configurazioni più ampie, adattabili ai flussi di lavoro del laboratorio.
Come scegliere l’analizzatore più adatto?
La scelta dovrebbe partire dal numero medio di campioni giornalieri, dalla tipologia degli esami richiesti e dalla necessità di gestire urgenze. Occorre valutare anche il menu dei test disponibili, la compatibilità dei reagenti, i consumi di acqua e materiali, l’ingombro, la connettività informatica e l’assistenza tecnica. Un ulteriore aspetto riguarda il costo complessivo di gestione: oltre all’investimento iniziale, è necessario considerare reagenti, calibratori, controlli, consumabili, manutenzione e tempi di fermo. L’analizzatore automatico di chimica clinica rappresenta quindi molto più di una semplice apparecchiatura per eseguire esami. È un elemento centrale dell’organizzazione diagnostica, nel quale automazione, qualità analitica e competenza professionale devono lavorare insieme per ottenere risultati affidabili e utili al percorso di cura.
Fonti:
- BS-240 – Mindray Medical Italy S.r.l.
- Analizzatore cobas® c 311 – La Roche Ltd
- Atellica Solution – Siemens Healthineers








